Dr. Paolo Cavallo

Dr. Paolo Cavallo

Farmacista ed Esperto in Scienza e Tecnologia Cosmetiche

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Ultimo aggiornamento: mercoledì, 13 aprile 2016

 

 

 

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22/02/2016

Esperienze ed opportunità di lavoro nel Regno Unito 

 

Lunedì 22 febbraio 2016 alle ore 15,00 si terrà presso l'Aula 2 del Dipartimento di Farmacia dell'Università degli Studi di Salerno un seminario sulle Esperienze ed opportunità di lavoro nel Regno Unito tenuto dal Dr. Paolo Cavallo, Pharmacy Manager e Branch Responsible Pharmacist in Regno Unito.

Può essere riconosciuto come seminario integrativo per il tirocinio curriculare per i corsi di Farmacia e CTF.

 

            Per maggiori informazioni clicca qui: http://www.difarma.unisa.it/news/index/idStructure/3454/id/18507

            Per il resoconto del seminario clicca qui: Resoconto Evento

 

 

 

08/03/2013

Progettato un nuovo farmaco in grado di abbassare il tasso alcolemico 

 

L'equipe del prof. Yunfeng Lu dell'Università della California ha recentemente pubblicato sull'eminente rivista scientifica Nature Nanotechnology la progettazione di un nuovo farmaco, basato sui nanocomplessi enzimatici, in grado di abbassare il tasso alcolemico. In generale gli organismi hanno sofisticati compartimenti subcellulari contenenti enzimi che funzionano in tandem. Tali compartimenti ben delimitati ed isolati, garantiscono l'effettiva trasformazione chimica, il trasporto di molecole, e l'eliminazione di rifiuti metabolici tossici. Tutt'oggi è difficile creare complessi enzimatici funzionali così vincolati. Nella pubblicazione invece viene dimostrato che  due o più enzimi con funzioni complementari possono essere assemblati e incapsulati all'interno di un sottile guscio di polimero per formare nanocomplessi enzimatici. Tali nanocomplessi mostrano maggiore efficienza catalitica e una maggiore stabilità rispetto ad enzimi liberi. Inoltre, gli enzimi co-localizzati mostrano funzioni complementari, quali ad esempio gli intermedi tossici generati da un enzima che possono essere prontamente eliminati da un altro enzima. Viene dunque dimostrato che i nanocomplessi, contenenti mix di enzimi che demoliscono l'alcol (alcool ossidasi e catalasi), possono ridurre i livelli di alcol nel sangue di topi intossicati (ovvero con tassi alcolemici elevati), offrendo un'antidoto alternativo ed un mezzo di profilassi per l'intossicazione da alcol. Il tasso alcolemico infatti, dopo soli 45 minuti dall'assunzione, diminuisce di circa il 10%, mentre, dopo tre ore, di circa il 37%. Ovviamente il passo successivo è sperimentare tali ricerche sull'uomo per attestarne altrettanta validità.

 

fonte Nature Nanotechnology: http://www.nature.com/nnano/journal/v8/n3/full/nnano.2012.264.html

 

 

 

 

27/09/2012

Per partecipare al concorso straordinario per le nuove sedi farmaceutiche sarà necessario dotarsi di una casella di Posta Elettronica Certificata
 

A breve partirà il concorso straordinario per l’assegnazione delle nuove sedi farmaceutiche previsto dal Decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1. Il concorso si svolgerà su base regionale e ciascun candidato potrà partecipare al più in due regioni. Per rendere trasparenti ed uniformi le procedure concorsuali ed assicurare lo scambio e la tempestiva diffusione delle informazioni, il Ministero della Salute, in stretta collaborazione con le Regioni, ha messo a punto una piattaforma tecnologica unica. La piattaforma consentirà a ciascuna regione di attivare le procedure concorsuali in piena autonomia, secondo le tempistiche previste dai propri bandi, ed ai candidati di partecipare al bando di concorso compilando un modulo on line. La compilazione del modulo on line prevede di inserire obbligatoriamente l’indirizzo di Posta elettronica certificata (PEC), del quale tutti i farmacisti devono essere provvisti ai sensi dell’art. 16, comma 7, del Decreto legge 29 novembre 2008, n. 185. Le comunicazioni tra le Regioni e i candidati, nonché le comunicazioni automatiche di conferma della corretta acquisizione dei dati da parte della piattaforma, avverranno infatti esclusivamente attraverso caselle di PEC nel rispetto dei principi di economicità e celerità dell’azione amministrativa.

 

fonte Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/dettaglio/dettaglioNews.jsp?id=2210&tipo=new

 

 

 

 

27/09/2012

Come un virus innocuo può diventare una potente arma medica contro l'acne

Sull'eminente rivista scientifica mBio, organo ufficiale dell'American Society for Microbiology, è stata appena pubblicata una ricerca condotta dalle equipe di ricercatori delle Università della California e di Pittsburgh, coordinate dal professor  Graham F. Hatfull, che rivelerebbe la possibilità di combattere l'acne con un virus già presente nel nostro corpo e del tutto innocuo. Tale virus appartiene alla famiglia dei batteriofagi per cui attacca solo le cellule batteriche e non quelle umane. Come è noto, molti fattori possono portare ad un focolaio di acne comune o "acne vulgaris", ma la causa principale è un batterio presente sulla pelle umana chiamato Propionibacterium Acnes,  la cui improvvisa proliferazione può allarmare il sistema immunitario e provocare infiammazione e conseguentemente produrre brufoli. Di solito l'acne è tipica dell'adolescenza in quanto, l'innalzamento degli ormoni sessuali causa l'aumento della crescita delle ghiandole dei bulbi piliferi e la maggiore produzione si sebo che, a sua volta, crea un habitat ideale del P. Acnes. Le cure mediche impiegate sinora per combattere l'acne si sono rivolte verso la rimozione del sebo attraverso la pulizia per creare un ambiente sfavorevole all'attecchimento dei batteri, si utilizzano poi antibiotici per eliminare i batteri, antinfiammatori e gli ormoni (questi ultimi in particolar modo per gli adulti con disfunzioni ormonali) per ridurre il gonfiore. Ognuno di tali trattamenti però ha i suoi limiti. Infatti, ad esempio, gli antibiotici possono essere aggirati dalle resistenze naturali che i batteri possono sviluppare, come pure sono da tenere in considerazione gli effetti collaterali dei farmaci utilizzati, non sempre minori rispetto all'acne. Utilizzando invece i batteriofagi si otterrebbero risultati più marcati e privi di controindicazioni, in quanto già endogeni ed innocui e soprattutto specifici. Non solo: dalle ricerche genomiche condotte su tali virus, si è scoperto che, differentemente da altri simili microorganismi, posseggono genomi molto semplici e quasi identici tra loro, qualità che li rende molto semplici da studiare ed utilizzare. Per ora in laboratorio sono stati utilizzati con successo proprio i fagi interi per eliminare i P. Acnes, ma in futuro si potrebbero utilizzare direttamente solo i sieri prodotti dai fagi per esplicare la loro azione predatoria.

 

fonte mBio: http://mbio.asm.org/content/3/5/e00279-12.full?sid=75050bcf-8562-4d71-86e9-8d390f8c3c69#aff-1

 

 

 

 

16/08/2012

E' in vigore la ricetta con il principio attivo: finalmente un primo passo verso la modernità della sanità

Con l'entrata in vigore del 15 agosto, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la norma sulla nuova ricetta del Servizio Sanitario Nazionale introduce l'indicazione obbligatoria del principio attivo del farmaco.
Sulla cosiddetta "ricetta rossa" del SSN deve cioè comparire il nome della sostanza, contenuta nel farmaco, che possiede proprietà terapeutiche, dosaggio, forma farmaceutica ed, eventualmente, via di somministrazione.  Questo è già sufficiente perché la ricetta sia valida e possa essere presentata dall'assistito in farmacia, dove il farmacista gli consegnerà il farmaco dal prezzo più basso contenente quel principio attivo, a meno che l'assistito, previo pagamento della differenza di prezzo, non scelga un equivalente più costoso o il "generetor" (cosiddetto "farmaco di marca"). Il medico, in base alla nuova norma, ha facoltà, eventualmente, di aggiungere sulla ricetta rossa, oltre al principio attivo, anche il nome commerciale di un farmaco, specificando che esso è ''non sostituibile'', ma in tal caso deve giustificare la non sostituibilità con una sintetica motivazione scritta. Solo in tal caso il farmacista dovrà consegnare il prodotto indicato dal medico nella ricetta. Ad esempio non è ammissibile nemmeno la motivazione del medico indicante "il paziente rifiuta l'equivalente X o Y" o diciture simili, in quanto il paziente potrà manifestare tranquillamente i suoi dubbi e perplessità al farmacista che potrà fornire tutte le delucidazioni tecnico-scientifiche e statistiche del caso, essendo una sua specifica competenza. Il Ministero della Salute in una nota esplicativa ha sottolineato che queste disposizioni ''non riguardano le terapie croniche già in corso'' per evitare possibili, seppur rari inconvenienti nel passaggio da un medicinale all'altro, sia pure di uguale composizione. Resta ferma la possibilità per il paziente, già prevista dal decreto "Cresci Italia" dello scorso gennaio di richiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno costoso. Non cambia dunque, sostanzialmente nulla, nell'ambito della sicurezza e dell'efficacia delle terapie, come sottolinea anche il Ministro della Sanità Balduzzi, che specifica che non solo, nell'immediato, il cittadino ha finalmente davvero la facoltà di risparmiare sulla spesa farmaceutica, ma, a lungo termine, come è avvenuto anche in tutti gli altri paesi che già da tempo hanno adottato simili procedure, queste ultime innescheranno anche un meccanismo virtuoso che indirizzerà le aziende farmaceutiche presenti sul mercato italiano ad adottare strategie commerciali che porteranno ad un abbassamento dei prezzi dei farmaci e ad un'attenzione maggiore verso l'innovazione.

 

        fonti:

ansa.it: http://ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/medicina/2012/08/15/oggi-vigore-ricetta-il-principio-attivo_7344297.html

il Messaggero: http://ilmessaggero.it/primopiano/sanita/balduzzi_ricette_farmaci_intervista/notizie/214721.shtml

Ministero della Sanità: http://www.salute.gov.it/dettaglio/dettaglioNews.jsp?id=2130&tipo=new

 

 

 

14/08/2012

Salute: sos creme solari, proteggono meno di quanto dicono?

 

Certe creme solari in commercio proteggerebbero dai raggi del sole meno di quanto indicato sulle confezioni: a lanciare l'allarme oggi, sulle pagine del quotidiano Liberation, è una docente della Facoltà di Farmacia dell'Università di Nantes, Laurence Coiffard. Secondo l'esperta ''tra il 25 ed il 30% dei prodotti in vendita presenta in realtà un indice di protezione inferiore a quello indicato''. Liberation, che per primo pubblica queste conclusioni, spiega che la Coiffard è giunta a questi risultati dopo aver effettuato test in laboratorio su più di 200 creme solari anche in spray. Un metodo diverso, fa notare il giornale, da quello usato generalmente dai produttori, i quali realizzano i loro test ''in vivo'': dei volontari vengono cioè esposti direttamente ai raggi UV per osservare gli effetti della crema sulla pelle. Nel corso delle sue analisi, la ricercatrice francese ha notato che certi prodotti sono molto meno efficaci di quanto e' indicato dagli indici di protezione. Questo scarto, secondo lei, e' dovuto alla presenza di anti infiammatori di origine vegetale nel composto di certe creme che servono a ritardare l'apparizione degli arrossamenti ma che ''falsano i risultati dei test''. Alle denunce della ricercatrice gli industriali rispondono che il metodo ''in vivo'' e' il solo riconosciuto dalle autorità sanitarie. L'Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria, sentita da Liberation, ritiene infatti che la tecnica in vitro, quella utilizzata dalla Coiffard, per ora non può essere considerata affidabile perché ''fornisce risultati variabili'' da un laboratorio all'altro. Allora bisogna fare la pelle o no alle creme solari? si chiede il quotidiano francese, non nascondendo le sue preoccupazioni dopo gli scandali sanitari che hanno scosso di recente il Paese. Si ricordano quelli legati al farmaco taglia fame Mediator e alle protesi mammarie difettose Pip.

 

        fonte ansa.it: http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute/2012/08/14/Salute-sos-creme-solari-proteggono-meno-quanto-dicono-_7343290.html

 

 

 

 

13/07/2012
Scoperta una molecola in grado di eliminare i batteri della carie

Dal 2005, alcuni ricercatori cileni sono alla ricerca di una molecola in grado di distruggere lo Streptococcus mutans, un batterio considerato la principale causa di carie. Da poco hanno scoperto una molecola che stanno chiamando "Keep 32" - perché si può incorporare nei dentifrici e prodotti per la cura dentale e può aiutare a ridurre la carie e mantenere tutti i 32 denti sani. Jose Cordova, un biologo molecolare della Yale University, e Eric Astudillo, un imprenditore e laureato alla Universidad de Chile, hanno scoperto e studiato la molecola "Keep-32" e sostengono che può eliminare lo S. mutans in 60 secondi e quindi ridurre la carie e i buchi che essa forma. In poche parole, lo S. mutans si nutre degli zuccheri o del biofilm che avvolge i denti. Tali batteri producono quindi l'acido lattico causa della carie. Mentre i dentifrici tradizionali sono in grado di uccidere solo alcuni batteri, lo S. mutans ne sembra esserne resistente alla maggior parte di quelli in commercio. Ciò lascia alla rimozione meccanica, come spazzolino e filo interdentale, la palma di migliori metodi per sbarazzarsi dei batteri. "Tale batterio in particolare, è la principale causa della carie", afferma Brittany Anne Seymour, odontoiatra presso la Harvard School of Dental Medicine. "Il potenziale di riduzione della carie potrebbe essere eccellente se questa particolare specie batterica venisse ridotta o eliminata. Tuttavia, anche altre specie batteriche possono causare la carie, quindi non sarebbe possibile eliminarla controllando solamente lo S. mutans". Lo S. mutans può essere particolarmente pericoloso perché in rari casi, può entrare nel flusso sanguigno. Se poi il sistema immunitario è già compromesso, ciò può portare a una condizione nota come endocardite, ovvero l'infiammazione delle valvole cardiache.  La molecola "Keep-32" si unisce ad un crescente ambito di ricerca sul controllo della crescita di S. mutans per ridurre la carie. Nel novembre del 2011, i ricercatori della University of California di Los Angeles, hanno pubblicato uno studio condotto su 12 persone nel quale, utilizzando un collutorio da essi sviluppato, chiamato C16G2, si è quasi completamente debellato lo S. mutans. Lo studio, che è stato condotto in collaborazione con il Colgate-Palmolive Technology Center, è stato pubblicato sul numero del 2011 di Caries Research. I ricercatori condurranno anche ulteriori ricerche cliniche per assicurare gli effetti del ​​colluttorio. Analogamente, la molecola "Keep-32" è ancora nelle sue fasi di sviluppo. Astudillo e Cordova hanno brevettato la molecola. Essi sono anche in cerca di finanziamenti per lanciare una serie di test a larga scala per determinare quanto la molecola funzioni sull'uomo. In tal caso, il composto potrebbe essere incorporato in prodotti dentali tra 14 o 18 mesi. I ricercatori ne intravedono il potenziale adatto ad aggiungere la molecola a colluttori, dentifrici e gomme da masticare.
 

fonte everydayhealth.com: http://www.everydayhealth.com/dental-health/0712/new-molecule-may-provide-cavity-free-future.aspx

 

 

 

 

04/07/2012
Arriva l'ora degli oli di bellezza. I migliori non ungono

E' il cosmetico del momento perché versatile, gradevole sulla pelle, ideale per il viso, il corpo e i capelli. L'olio di bellezza è un prodotto multi-uso che può essere declinato in molte versioni e, al contrario di qualche anno fa, non è necessariamente unto e appiccicoso. "Questo succede perché l'olio di origine vegetale, come quello di cocco o di jojoba, viene miscelato con sostanze sintetiche e volatili composte da molecole che vengono rimpicciolite dalla tecnologia e, quindi, si assorbono più facilmente - dice Umberto Borellini, cosmetologo e docente presso la Scuola di Medicina a indirizzo estetico Agorà di Milano- Non solo, veicola anche vitamine e principi attivi altamente efficaci: viene chiamato comunemente 'olio secco' e si differenzia da quello esclusivamente vegetale, che invece ha una consistenza più untuosa". La sua funzione rimane quella originaria, cioè di idratare la pelle, ma senza lasciarne traccia in superficie. "E'nutriente e restitutivo, grazie agli acidi grassi che lo compongono: fanno da collante nello strato più profondo della pelle e rinforzano anche le cellule dello strato più superficiale, diminuendo la perdita d'acqua - aggiunge Borellini - Altro capitolo è l'olio detergente, che funziona per affinità, nel senso che 'riconosce' le sostanze oleose della pelle, le emulsiona e le elimina in modo delicato, rispettando il ph cutaneo". Ma uno degli utilizzi dell'olio più alla ribalta in questo momento è sui capelli. I parrucchieri l'hanno trasformato in un prodotto-jolly, un po' come se fosse una crema idratante che prepara la pelle prima del trucco: dall'impacco curativo pre-shampoo al trattamento districante dopo l'asciugatura al tocco anti-crespo, indispensabile soprattutto quando c'è molta umidità nell'aria. Ne bastano poche gocce per evitare l'effetto elettrico e rendere i capelli più lucidi. Gli oli vegetali, che sono alla base della versione secca, sono di diversi tipi e hanno funzione diversa. Tra i più diffusi ci sono quello di argan che difende dalle aggressioni ambientali e dalla secchezza cutanea; quello di mandorle, ottimo per calmare il prurito; di palma, ricco di betacarotene; di avocado, dalle proprietà antiossidanti. Per i capelli, soprattutto ricci, sono consigliati l'olio di cocco edi jojoba, mentre che li ha dritti potrebbe preferire quello di roucou, una pianta originaria dell'Amazzonia, che è rivitalizzante ma non appesantisce. L'olio di semi di lino, invece, è indicato per chiome disidratate, mentre quello di Karité è il più cosmetico di tutti. Infine, secondo l'Università del Maryland Medical Centre, negli Stati Uniti, l'olio al rosmarino, se massaggiato sul cuoio capelluto, aiuta a stimolare la circolazione del sangue e perfino la ricrescita dei capelli.

 

        fonte ansa.it: http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/estetica/2012/06/21/Cosmetica-l-ora-oli-bellezza_7074832.html


 

 

 

30/05/2012

La curcuma innalza le difese immunitarie

 

La curcumina, componente essenziale del curry sembra essere un potente rimedio naturale per numerose patologie. Tra le proprietà benefiche anche la capacità di stimolare il sistema immunitario nella lotta alle infezioni.  La notizia arriva dalla rivista scientifica Journal of Nutritional Biochemistry, dove sono stati pubblicati i dati di uno studio condotto dai ricercatori del Linus Pauling Institute (LPI) dell’Oregon State University, con l’ausilio dell’Università danese di Copenhagen ed il sostegno del National Institutes of Health. I ricercatori hanno scoperto che la curcumina, (sostanza che caratterizza la curcuma, spezia indiana) è in grado di aumentare i livelli di una proteina in grado di stimolare il sistema immunitario. La proteina in questione è il peptide antimicrobico catelicidina (CAMP), già noto nella lotta dell’organismo contro i vari agenti patogeni e conosciuto soprattutto perché individuato come favorito dall’assunzione di vitamina D. La curcumina non sembra avere gli effetti della stessa, ma di sicuro aumenta di 3 volte i livelli fisiologici di CAMP, il che presuppone nuove prospettive terapeutiche, magari proprio in abbinamento con la vitamina D, per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Ha spiegato Adrian Gombart, professore associato di biochimica e biofisica presso il Linus Pauling Institute: “La curcumina, quale parte integrante della curcuma, è generalmente poco consumata a livello nutrizionale, nella dieta quotidiana; tuttavia è ipotizzabile affermare che un suo consumo prolungato nel tempo sia benevolo ed efficace nel proteggere da infezioni, soprattutto del tratto gastrointestinale.” Tra gli obiettivi del LPI c’è essenzialmente quello di determinare il ruolo dei Tra gli obiettivi del LPI c’è essenzialmente quello di determinare il ruolo dei micronutrienti (vitamine e minerali essenziali), sostanze fitochimiche (cioè derivate da piante), e integratori alimentari nell’estendere le aspettative di vita sana (healthspan) e prevenire o curare le patologie associate all’età, compreso il tumore, le malattie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. In questo senso la curcumina è molto importante: già note infatti le sue proprietà antinfiammatorie e antitumorali (stimolante dell’efficacia chemioterapica). Alcune ricerche ne hanno evidenziato anche caratteristiche protettive nei confronti dell’Alzheimer. Tutto ciò è solo il primo passo verso ulteriori ricerche scientifiche e non deve certo farci pensare a guarigioni improvvise, ma di certo può invogliarci a prestare più attenzione a cosa mangiamo, non solo in negativo, ma anche in positivo: con un risotto al curry, ad esempio. (vitamine e minerali essenziali), sostanze fitochimiche (cioè derivate da piante), e integratori alimentari nell’estendere le aspettative di vita sana (healthspan) e prevenire o curare le patologie associate all’età, compreso il tumore, le malattie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. In questo senso la curcumina è molto importante: già note infatti le sue proprietà antinfiammatorie e antitumorali (stimolante dell’efficacia chemioterapica). Alcune ricerche ne hanno evidenziato anche caratteristiche protettive nei confronti dell’Alzheimer. Tutto ciò è solo il primo passo verso ulteriori ricerche scientifiche e non deve certo farci pensare a guarigioni improvvise, ma di certo può invogliarci a prestare più attenzione a cosa mangiamo, non solo in negativo, ma anche in positivo: con un risotto al curry, ad esempio.

 

            fonte medicinalive.com: http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/ricerca-e-sperimentazione/sistema-immunitario-stimolare-curcumina-curry/

 

 

 

 

19/05/2012

Scoperta la causa della cellulite. Ecco alcuni semplici rimedi per combatterla

 

Arriva una notizia confortante per i 20 milioni di donne che, soltanto in Italia, soffrono per questo antiestetico problema che si presenta all’occhio sotto forma di cuscinetti, pelle a buccia d’arancia – ed è motivo di soggezione quando si debba per esempio indossare il costume da bagno.
La notizia è che l’origine del problema risiederebbe nel tessuto adiposo e non come da sempre ipotizzato in una insufficienza del sistema venoso, e giunge dal convegno della Società italiana di medicina estetica, in corso a Roma.
«Fino a oggi si è considerata l’insufficienza venosa come principale causa, ma molte nuove ricerche italiane e internazionali dimostrano che è invece il tessuto adiposo, che agisce come un organo endocrino, a infiammare i tessuti e innescare le trasformazioni della pelle a buccia di arancia», spiega Emanuele Bartoletti, segretario della Società italiana di medicina estetica.
Se dunque il problema non risiede più laddove si riteneva, quale può essere la soluzione – se c’è? A quanto pare c’è, e si può trovare anche in una semplice “dieta acidificante”.
«Gli adipociti innescano uno stato infiammatorio a cui si associa un processo di acidificazione dei tessuti – aggiunge il dottor Pier Antonio Bacci, docente di medicina estetica all’Università di Siena – La dieta acidificante si basa su alimenti come frutta, verdura e legumi, che aumentano il pH dei cibi e diminuiscono lo stato infiammatorio del tessuto coinvolto».
Una riduzione dell’infiammazione potrebbe pertanto agire come un vero e proprio rimedio anticellulite che, in questo caso, risulterebbe efficace e di poco costo.

 

fonti:

•La Stampa: http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/lifestyle/articolo/lstp/454810/ 

•ANSA:http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/estetica/2012/05/18/Scoperta-origine-cellulite-cambiano-cure-_6890830.html

 

 

 

 

17/05/2012

L'etichetta dei cosmetici e gli ingredienti da evitare

 

L'etichetta di un cosmetico contiene per legge dal 1997 la lista degli ingriedienti (INCI) presenti nella formulazione e, a seconda della posizione che questi occupano, si può capire in quale quantità sono presenti: l'ordine è decrescente, la prima sostanza indicata è quella in percentuale maggiore. "Occorre sempre leggerla attentamente: può riportare delle sostanze che, anche se presenti in scarsa quantità, non solo non sono in grado di dare un reale beneficio alla cute, ma possono essere dannose - dice Raffaella Gregoris, ricercatrice specializzata in chimica cosmetica all'Università di Milano, un master in chimica cosmetica all'Università di Bologna e titolare di Bakel, un'azienda che produce cosmetici contenenti solo principi attivi al 100%, selezionati dalle migliori materie prime e nessuna sostanza inutile - Di solito si tratta di ingredienti che vengono spesso usati perché più economici e apparentemente performanti. Quelli da evitare sono circa una ventina perché molti di questi, pur agendo a livello superficiale, possono penetrare più in profondità" Tra gli ingredienti più rischiosi bisogna segnalare i conservanti (tra i più usati parabeni, urea, kathon, BHA, BHT e triclosan); i tensioattivi schiumogeni (SLS, SLES); gli emulsionanti (DEA, MEA, TEA, PEG, PPG), i siliconi, i derivati del petrolio, l'alcool e i coloranti. "Sono sostanze che possono facilmente irritare la pelle, essere occlusive, creare allergie o addirittura alcune di esse, in associazione ad altre, liberare nitrosamine o formaldeide, che sono riconosciute come cancerogene - aggiunge Gregoris". Per quanto riguarda il nickel, invece, non si tratta di un ingrediente cosmetico, bensì di un agente inquinante che può entrare a far parte di un qualsiasi prodotto durante la sua fabbricazione.
"Scrivere che un prodotto non lo contiene è soltanto una questione di marketing: per legge non può far parte degli ingredienti, visto che non è un ingrediente - precisa ancora Gregoris - La normativa prevede che in generale ogni produttore applichi regole di buona fabbricazione perché il nichel sia presente al minimo. La scritta "nickel tested" certifica solo che sia contenuto al di sotto di un certo valore di parti/per milione ma non completamente assente. Per questa ragione oggi non è possibile scrivere 'nickel free' ma solo 'nickel tested'".
Tra gli ingredienti più presenti nelle etichette ci sono gli elementi vegetali che balzano subito all'occhio per via del loro nome botanico in latino: viene mantenuto proprio per indicare la loro provenienza naturale che non ha subito processi chimici. Le sostanze prodotte in laboratorio, invece, sono segnalate con il nome in inglese. Seguono i coloranti: sono accompagnati dalla sigla C.I., che sta per colour index, e rappresenta un numero identificativo specifico per ogni tipologia. I componenti presenti in quantità minore dell'1% possono essere inseriti in ordine sparso, a discrezione del produttore che in questo modo può privilegiare l'aspetto del cosmetico su cui vuole puntare di più dal punto di vista commerciale.

 

fonte Ansa: http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/saluteebenessere/2012/05/15/Cosmetici-occhio-agli-ingredienti-20-evitare_6876533.html

 

 

 

 

14/05/2012

Interazioni tra cibo e farmaci, un pericolo poco conosciuto

 

E’ risaputo che, quando si assumono contemporaneamente due o più farmaci, alcuni principi attivi possono dare luogo ad interazioni, determinando una riduzione e/o un aumento dell’efficacia di uno dei due, nel caso migliore, ma anche causando degli effetti collaterali, quali bruciori di stomaco, nausea, vomito. Anche il cibo e le bevande possono influire sull’azione dei farmaci. Spesso, sui foglietti illustrativi che accompagnano i farmaci, è espressamente indicata l’assunzione a stomaco pieno o lontano dai pasti, ma anche i cibi e le bevande da evitare per incorrere in sintomi spiacevoli. Forse, la combinazione “esplosiva” più nota riguarda i formaggi stagionati e gli insaccati, che contengono la tiramina, una sostanza in grado di far schizzare la pressione arteriosa in caso di assunzione dei cosiddetti MAO-inibitori, ovvero i farmaci per il morbo di Parkinson e quelli antidepressivi. Attenzione anche al succo di pompelmo, per quanto sia una vera miniera di vitamina C, e dunque, con indubbie proprietà benefiche, è sconsigliato durante le terapie con calcio-antagonisti, una classe di farmaci usati come anti-ipertensivi. Quando invece si assumono gli antistaminici, è buona norma evitare di consumare le fragole, anch’esse ricchissime di vitamina C, ma sconsigliate in questi casi perché stimolano la liberazione di istamina, il nemico numero 1 per chi soffre di allergie stagionali. Massima attenzione anche a caffè, cacao e tè, e a tutte le bevande energizzanti in generale, assolutamente da evitare se si stanno assumendo farmaci per l’asma, poiché rischiano di potenziarne l’effetto, nel corso di terapie per l’ipertensione e se si assumono analgesici, antinfiammatori e antinfluenzali. Anche il cioccolato va ridotto in caso si assumano farmaci per l’ulcera gastrica, e gli antidepressivi di ultima generazione indicati con la sigla SSRI. Da evitare, invece, in concomitanza dei MAO-inibitori. Per quanto riguarda l’alcool, il consumo è controindicato in qualunque terapia con farmaci, può, potenziare l’effetto di alcuni antistaminici, dei sedativi, e l’effetto irritativo degli antinfiammatori.

 

fonte medicinalive.com: http://www.medicinalive.com/scienza-dellalimentazione/alimentazione-e-prevenzione/interazioni-cibo-farmaci-pericolo-poco-conosciuto/

 

 

 

 

20/04/2012

I farmaci sostituiranno il bisturi per la cura dell'appendicite

 

L'appendicectomia è una pietra miliare nella cura delle appendiciti sin dal 1889, anno in cui fu introdotta per la prima volta dal medico statunitense Charles McBurney, e sin dal XIX sec. si è sempre dato per scontato che, se non operata, un'appendicite semplice degeneri facilmente in perforante. In seguito, un po' per un certo "conservatorismo", un pò per la contestabilità metodica di diversi studi condotti in favore dei trattamenti non con cure alternative, tale pratica non è stata mai messa in discussione. Recentissimamente è stata invece pubblicata sull'eminente rivista scientifica BMJ una importante ricerca condotta dall'equipe del prof. Dileep N. Lobo della Divisione di Chirurgia Gastrointestinale dell'Università di Nottingham, in cui invece pare indiscussa l'efficacia di cure antibiotiche nel trattamento di appendiciti acute non complicate. E' stato infatti dimostrato che il trattamento antibiotico non ha portato ad un tasso di perforazione maggiore rispetto al trattamento chirurgico, e nemmeno esistono differenze significative osservate nella durata del ricovero o di efficacia di trattamento tra antibiotici e appendicectomia. La possibilità che l'appendicite perforata e non perforata potrebbe avere diversi schemi e processi patologici necessita di ulteriori valutazioni. Forse l'appendicite acuta semplice dovrebbe essere trattata le altre patologie a carico del sistema gastroenterico, quali la diverticolite acuta del colon, in cui il trattamento antibiotico gioca un ruolo importante.

 

fonte BMJ: http://www.bmj.com/content/344/bmj.e2156

 

 

 

 

11/04/2012

L'ossitocina intranasale il nuovo viagra?

 

E' apparso qualche giorno fa sulla rivista scientifica internazionale "The Journal of Sexual Medicine" un articolo che apre le porte ad una nuova sostanza in grado di migliorare notevolmente i diversi aspetti della sessualità maschile. Pare infatti che l'ossitocina, un ormone già presente nel corpo umano in quanto prodotto dai nuclei ipotalamici e secreto dalla neuroipofisi, se assunta periodicamente per inalazione, influenzi positivamente molti componenti della funzionalità sessuale, inclusa la libido, l'erezione, e l'orgasmo e non pare avere effetti indesiderati né provocare fenomeni di intolleranza. La ricerca, portata avanti dal prof. MacDonald del San Diego Medical Center Department of Psychiatry dell'Università della California, ha tenuto conto di soggetti maschili già in cura per diverse problematiche quali anche asocialità e problemi relazionali ed ha già l'obiettivo di perfezionare ed approfondire le conoscenze degli aspetti degli effetti sulla sessualità.

 

fonte The Journal of Sexual Medicine: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1743-6109.2012.02703.x/abstract;jsessionid=25A7081FBC7F90888E03C943B69BA711.d03t01

 

 

 

 

03/04/2012

Jet lag? Tra poco solo un brutto sogno grazie all'azione di nuovi farmaci...

 

L'orologio biologico dell'uomo, scandisce il ciclo circadiano, ovvero tutta una serie di attività biologiche ciclicamente correlate alla rotazione della Terra. Tale correlazione avviene proprio mediante gli stimoli del pianeta quali ad esempio quelli di natura ambientale come la luce diurna, le tenebre notturne, le variazioni di temperatura, come pure quelli di natura sociale come ad esempio le abitudini alimentari temporizzate. In assenza però di tali stimoli sincronizzatori il ciclo circadiano continua ad andare avanti, ma in maniera asincrona o quantomeno diversa dalla "normalità". Una delle attività biologiche più evidentemente correlata è il ritmo sonno-veglia che evidentemente è molto influenzato dagli stimoli sincronizzatori luce-buio. Le conseguenze più frequenti dell'alterarsi del ciclo circadiano umano, il cosiddetto "jet lag" sono abbastanza note: sonnolenza e ridotta capacità di reazione, unite a problemi di memoria e difficoltà di concentrazione. La mancanza di sonno può inoltre provocare stanchezza, mal di testa e senso di nausea. Nei mammiferi l'orologio circadiano è collocato nel Nucleo Soprachiasmatico, ovvero un gruppo definito di cellule situato nell'ipotalamo, sensibile alla luce. Più di un decennio fa i ricercatori hanno identificato due recettori su tale nucleo che svolgono importantissime azioni: il recettore REV-ERB-alfa e  REV-ERB-beta che in alcuni momenti della giornata inducono il corpo ad assumere uno stato "dormiente". Nel 2007 è stata poi scoperta la molecola che attiva tali recettori e da allora sono state avviate numerose progettazioni, sintesi e saggi di affinità recettoriale al fine di preparare un farmaco in grado di modulare il ritmo circadiano ed adattarlo secondo la necessità.  Recentissimamente un team di chimici e biologi coordinati dal prof. Thomas Burris dello Scripps Research Institute di Jupiter in Florida, ha testato sui topi due nuove molecole attivatrici dei recettori REV-ERB ed ha dimostrato che sono in grado di modificare l'espressione dei geni circadiani associati ad ipotalamo e fegato, rendendo le cavie meno attive in cicli di luce normale. Contemporaneamente anche un altro gruppo di ricerca, quello coordinato dal prof. Ronald Evans del Gene Expression Laboratory dello Salk Institute for Biological Studies di La Jolla in California, ha pubblicato sullo stesso numero di Nature ulteriori indagini sulla regolazione del ciclo circadiano che hanno evidenziato anche importanti funzioni a carico del metabolismo (in quanto anch'esso regolato dal ciclo stesso) che potrebbero essere utilizzate anche in terapie che lo riguardano, quali ad esempio la perdita di peso, ipercolesterolemie, etc. come pure per problemi cardiovascolari. Pare dunque solo questione di tempo ottenere una pillola in grado di agire sul sistema circadiano per ovviare a tutti i disturbi ad esso collegati come ovviamente anche il jet lag temutissimo dai viaggiatori.

 

fonte Nature Drug Discovery: http://www.nature.com/nrd/index.html

 

 

 

 

23/03/2012

Alopecia androgenetica. Pare che ne sia responsabile la Prostaglandina D2

 

Come è noto, il testosterone è responsabile dello sviluppo della calvizie, o meglio, alopecia androgenica, però, i meccanismi che regolano la riduzione della crescita dei capelli che si verifica in tale disturbo non sono ancora ben chiari. Una ricerca portata avanti da un team di ricercatori del Dipartimento di Dermatologia dell'Università di Pennsylvania coordinato dal prof. George Cotsarelis e pubblicata sull'eminente rivista scientifica Science Translational Medicine, ha dimostrato che i livelli di Prostaglandina D2 sintasi sono maggiori su mRNA e proteine di cuoi capelluti di persone calve rispetto a persone con capelli ed affette da alopecia androgenetica. Similmente il prodotto dell'attività enzimatica della Prostaglandina D2 sintasi, la Prostaglandina D2, un ormone ad azione localizzata (eicosanoide) coinvolto nei processi infiammatori, è elevato nei cuoi capelluti dei calvi. In esperimenti condotti su topi, durante il normale ciclo dei follicoli, i livelli di Prostaglandina D2 sintasi e di Prostaglandina D2 aumentano subito prima della fase di regressione, suggerendo un effetto inibitorio sulla crescita dei capelli. La ricerca ha anche dimostrato che le Prostaglandine D2 inibiscono la crescita dei capelli nel follicolo pilifero umano espiantato e, quando impiantato localmente anche sul topo. Inoltre, l'inibizione della crescita dei capelli richiede il recettore GPR44 delle Prostaglandine D2 e non il recettore 1 delle Prostaglandine D2. E' stato poi scoperto che su un tipo di topi transgenici, i  K14-PTGS2, che sono utilizzati per esperimenti sulla Ciclossigenasi di tipo 2 (isoenzima indotto coinvolto nei processi infiammatori) nella pelle, sono elevati i livelli di Prostaglandine D2 e sviluppano alopecia, si verifica il rimpicciolimento del follicolo, e l'iperplasia delle ghiandole sebacee, ovvero tutti segni dell'alopecia androgenetica umana. Tali risultati inducono quindi a ritenere le Prostaglandine D2 inibitori della crescita dei capelli nell'alopecia androgenetica e suggeriscono che la via metabolica Prostaglandine D2-GPR44 possa essere un importante bersaglio terapeutico per combatterla.

 

fonte Science Translational Medicine: http://stm.sciencemag.org/content/current

 

 

 

 

05/03/2012

Contraccezione. In Italia la nuova pillola con estrogeni naturali

 

La contraccezione può essere “disegnata” attorno alla donna e diventare un’alleata del benessere femminile. Ed è l’obiettivo che si è prefissato Teva con Zoely™, la prima pillola contraccettiva orale combinato (COC), monofasica che, a differenza di altre pillole contraccettive attualmente disponibili, è basata sulla combinazione di 2 ormoni steroidei: il 17 ß-estradiolo, un estrogeno strutturalmente identico a quello prodotto naturalmente dalle ovaie durante il ciclo, e il nomegestrolo acetato, un progestinico già da tempo impiegato per i disturbi del ciclo nella donna fertile e, associato all’estrogeno, usato per la protezione endometriale nella donna in menopausa, che utilizza una terapia sostitutiva ormonale. Come le altre pillole contraccettive, agisce bloccando l’ovulazione, alterando il muco cervicale e assottigliando l’endometrio (il rivestimento interno dell’utero).
Il farmaco ha già ricevuto il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP, Commitee for Medicinal Products for Human Use) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), e ora è stata ufficialmente presentata anche in Italia da Teva, che ne detiene i diritti esclusivi di commercializzazione oltre che nel nostro Paese anche in Francia, in Belgio e in Spagna.
Il blister è da 24 compresse attive bianche con una piccola quantità dei due diversi ormoni femminili (1,5 mg di estradiolo e 2,5 mg di nomegestrolo acetato) e 4 compresse inattive gialle, senza principi attivi.
“Zoely™ è una nuova opzione anticoncezionale in grado di rispondere alle esigenze di quelle donne, oltre l'80%, che non desiderano usare prodotti che alterino l’equilibrio naturale del loro corpo e sono ancora restie all'utilizzo della pillola”, afferma l’azienda ricordando che in Italia solo il 14,2% delle donne sceglie la pillola anticoncezionale, una percentuale bassa rispetto alle cugine europee, come il Portogallo (58,9%).
Eppure da un’indagine realizzata da DOxa Marketing Advice, nel mese di Febbraio di quest’anno, su un campione di mille donne, in età fertile, dai 18 ai 50 anni, su tutto il territorio nazionale, risulta che il 78,3 % è favorevole all’utilizzo della pillola come metodo contraccettivo contro un 21,7%.
Zoely™ “è la una soluzione per chi chiede un prodotto che risponda alle proprie esigenze in modo più naturale”, sottolinea Teva citando, tra i vantaggi, “un flusso più breve e più leggero, nessuna alterazione dei parametri lipidici, quelli della coagulazione e del metabolismo glucidico. Inoltre l’estradiolo non ha gli effetti epatici dell’etinilestradiolo (EE), fino a oggi l’unico estrogeno utilizzato in contraccezione. L’EE - spiega ancora l'azienda - può essere 100, 300 o 500 volte più potente dell’estradiolo in base ai ripetuti processi di metabolizzazione epatica a cui va incontro che possono essere gravati da specifiche differenze interindividuali, contrariamente a quanto accade all’estradiolo. Il nomegestrolo - conclude - si contraddistingue per avere, oltre a un eccellente legame con i ricettori per il progesterone, solo un modesto effetto antiandrogenico, considerato benefico in relazione ad alcuni inestetismi”.

 

fonte quotidianosanità.it: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=7769

 

 

 

 

23/02/2012

Liberalizzazioni, Terzo polo vuole confezioni farmaci monodose

 

Il Terzo polo chiede di inserire nel decreto legge sulle liberalizzazioni il principio delle confezioni mono dose per i farmaci e dice di avere il sostegno da parte del governo.

Lo riferisce ai cronisti il senatore del Fli Mario Baldassarri al termine di un incontro con i sottosegretari Claudio De Vincenti, Antonio Malaschini e Guido Improta.

"Proponiamo di introdurre la tecnica dei farmaci mono dose: il medico che fa la prescrizione per dose e non per scatole", dice Baldassarri spiegando che la proposta ha lo scopo di ridurre i rimborsi del Sistema sanitario nazionale facendo diminuire l'acquisto di farmaci che poi vengono consumati solo in parte.

"Stiamo buttando quattro miliardi l'anno che potrebbero essere risparmiati. Le case farmaceutiche non ci perdono a meno che non ammettano di guadagnare sugli sprechi", spiega il senatore.

Ai cronisti che chiedono se il Terzo polo abbia l'appoggio del governo, Baldassarri risponde: "Vi sto dicendo le cose su cui le loro posizioni coincidono con le nostre".

Udc, Fli e Api propongono anche di estendere la separazione proprietaria non solo a Eni e Snam ma anche a Trenitalia e Reti ferroviarie italiane, garantendo tempi "certi e rapidi", e insistono per rafforzare la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

 

fonte Reuters: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE81M05K20120223

 

15/02/2012

Allarme rossetti al piombo. Ma le imprese cosmetiche assicurano: nessun rischio

 

Baci avvelenati negli Stati Uniti: un'indagine federale ha scoperto che 400 varietà di rossetto fra le più in voga negli Usa contengono tracce di piombo. In particolare, cinque rossetti di L'Oreal e Maybelline (di proprietà di L'Oreal Usa), sono risultati fra i 10 cosmetici per le labbra più contaminati, come si legge sul 'Washington Post' che descrive le conclusioni della Food and Drug Administration.

Nella top-ten 'al piombo' anche due rossetti Cover Girl e due lipstick Nars, insieme a un prodotto Stargazer. La scoperta ha esacerbato i rapporti fra la Fda (che ha condotto l'indagine) e Campaign for Safe Cosmetics, un gruppo di consumatori che spinge da tempo il governo a stelle e strisce a porre dei limiti ai livelli di piombo nel rossetto. La Fda finora ha resistito, insistendo sul fatto che le tracce rilevate in vari cicli di test, fra cui quest'ultimo, non costituiscono un rischio per la salute. Ma il gruppo di consumatori replica che queste affermazioni non hanno alcuna base scientifica e spinge il governo a prendere provvedimenti.

I test sui rossetti, in effetti, si sono succeduti nel corso degli anni negli Stati Uniti, e in quest'ultima tornata di analisi - condotta su 400 varietà - ha svelato tracce rilevabili di piombo in tutti i campioni. Secondo l'agenzia, comunque, questi cosmetici non possono essere paragonati a caramelle: "Non si tratta di prodotti destinati all'ingestione", ma di cosmetici "a uso topico, ingeriti in quantità molto più piccole". Ma il nodo dei livelli massimi di contaminazione da piombo resta aperto per i promotori della campagna, che evidenziano la necessità di porre limiti precisi e condurre nuovi studi sulla sicurezza, a tutela in particolare di bambini e donne in gravidanza.

 

fonte Adnkronos: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Allarme-rossetti-al-piombo-Ma-le-imprese-cosmetiche-assicurano-nessun-rischio_312980050073.html

 

 

a cura di Paolo Cavallo


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