Dr. Paolo Cavallo

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Farmacista ed Esperto in Scienza e Tecnologia Cosmetiche

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Ultimo aggiornamento: Thursday, 24 May 2018

 

INSEGNAMENTI:

 

Anatomia

Chirurgia

Farmacia

Erboristeria

Ostetricia

Oftalmoiatria

Cosmesi

 

 

TRATTATI:

 

Regimen Sanitatis Salernitanum

Passionarius

Antidotarium Nicolai

De medicinis simplicibus

De probatissima arte oculorum

De passionibus mulierum curandarum

De ornatu mulierum

 

 

 

L'antica Scuola Medica Salernitana

a cura di Paolo Cavallo


LA SCUOLA MEDICA SALERNITANA TRA LEGGENDA E REALTA’

 

La leggenda narra che, dopo la caduta dell’Impero Romano, nei secoli bui in cui la penisola italica era devastata da guerre, pestilenze, invasioni e crudeltà di ogni genere, una notte un pellegrino di stirpe greca, di nome Areteo, proveniente da Alessandria, dove aveva perduto i suoi, trovò riparo a Salerno sotto gli archi dell’Acquedotto dell’Arce (che la tradizione popolare intestava a “i diavoli”) dove incontrò un altro pellegrino, stracciato e malconcio, di nome Antonio, di stirpe romana. Una brutta ferita attraversava il braccio di quest’ultimo e l’alessandrino subito si prestò al suo soccorso. Nel frattempo arrivarono altri due derelitti: Isacco da Betania, ebreo, e Abdul d’Aleppo, arabo, che avevano viaggiato assieme per mare prima di giungere nella città campana. Antonio attirò ben presto l’attenzione degli altri tre con il suo modus medicandi, facendo così risaltare l’interesse comune  per le scienze mediche. Da qui la decisione di creare un sodalizio e fondare una scuola per raccogliere e divulgare le comuni conoscenze in materia.

La scuola di Salerno raccoglieva effettivamente il meglio della tradizione latina, greca, araba, ed ebrea in ambito medico, dimostrando uno spiccato ed anacronistico senso cosmopolita.

La fondazione della scuola sembrerebbe risalire al IX sec. circa. La città di Salerno era collocata in una posizione geografica all’epoca cruciale nel Mediterraneo, crocevia di scambi economici e culturali e dotata di un clima notoriamente salubre. Tali fattori furono di fondamentale importanza nella caratterizzazione della Schola Salerni, atipica per quei tempi anche per la sua laicità e l’apertura alle donne.

La scuola fondava i suoi principi sulle teorie umorali di Ippocrate (da cui Salerno meritò il titolo di Hippocratica Civitas) e di Galeno, anche se il vero e proprio bagaglio scientifico era costituito dall'esperienza maturata nella quotidiana attività clinica. Inoltre, in seguito alla traduzione di testi arabi, si aggiunse all’ esperienza clinica una vasta cultura erboristica e farmacologica.

Ben presto fu universalmente riconosciuta come la prima istituzione medica al mondo, antesignana delle moderne università.

Nella scuola venivano impartite lezioni di logica (3 anni) e medicina (chirurgia ed anatomia, 5 anni); era inoltre previsto un anno di tirocinio presso un medico anziano.

Una sintesi di tali principi li ritroviamo riassunti nel Regimen Sanitatis Salernitanum, uno dei più famosi poemi della storia della medicina e della letteratura. La sua stesura sembrerebbe collocarsi tra il XII e il XIII sec. e ce ne sono pervenute circa cento versioni manoscritte e circa 300 stampe. René Moreau, uno studioso seicentesco del Regimen, sostiene che l'allora futuro re d'Inghilterra Roberto, figlio di Guglielmo il Conquistatore, si fermò a Salerno sulla via del ritorno dalle crociate per curarsi le ferite provocate dai combattimenti. I medici salernitani non solo lo curarono, ma gli dedicarono anche il manoscritto in oggetto, contenente precetti per una vita ed un'alimentazione sane e corrette.  In tutta Europa circolarono poi diverse edizioni e versioni del Regimen, complete di commenti che aggiungevano o toglievano elementi dalla versione originale. L'opera fu tradotta in diverse lingue e continuamente resa attuale rispetto ai contesti storici in cui veniva riedita e divenne famoso e tenuto in grande considerazione in ambito medico sino al XIX sec. a tal punto che, ancora oggi, sono in voga nel nostro linguaggio termini ed espressioni coniati proprio nel Regimen come "cattivo umore", "sangue marcio", etc.. L’opera si basa su consigli di uso comune e ciò ne fa anche uno strumento di conoscenza degli usi e dei costumi, delle credenze, e delle pratiche medievali.

Numerosi furono i medici celebri che insegnarono nella scuola salernitana e che le diedero lustro, tra i quali, nell'XI sec., Garioponto, forse monaco di origine longobarda, la cui opera più famosa fu il “Passionario”, un trattato compilativo (l'autore attinge a numerosissime fonti) a scopo pratico, basato sulle tradizionali conoscenze mediche. Nell'opera, suddivisa in 251 capitoli, vengono descritte sistematicamente tutte le malattie conosciute, procedendo, secondo la tradizione, da quelle del capo fino alle malattie dei piedi, e ne vengono indicate le cure soprattutto attraverso il cauterio. Uno dei maggiori meriti di Garioponto nel “Passionario” fu di tipo linguistico: egli infatti, nel tentativo di tradurre in latino termini di origine greca, finì col coniare termini (gargarizzare, cicatrizzare, cauterizzare) che ancora oggi rientrano nel linguaggio scientifico. Vi fu poi Alfano I (morto nel 1085), arcivescovo benedettino di nobili origini longobarde, del periodo di massimo splendore della scuola, autore di due originali trattati, "De Quattuor Umoribus" e "De Pulsibus". Sempre nell'XI sec. si distinse Giovanni Afflaccio, per il suo “Liber Aureus” ed altri scritti sulle febbri e sulle urine. Di grande rilevanza fu anche l'apporto del cartaginese Costantino l'Africano, che fu fondamentale per l'assorbimento delle conoscenze arabe traducendo molti trattati greci ed arabi stessi. Merita poi una menzione Giovanni da Casamicciola per l'invenzione di un nodo particolare per la legatura dei vasi sanguigni con un filo di seta.

Anche i farmacisti di Salerno erano noti in tutta Europa per i loro preparati medicamentosi. I sapienti della scuola insegnarono e interpretarono fenomeni allora ignorati, studiando a fondo la vita, le virtù e le funzioni medicamentose di erbe sconosciute, dando così sviluppo ad una nuova scienza: la Farmacia. Fu così infatti che Nicolò Salernitano poté scrivere il suo famoso trattato “Antidotarium” che l’imperatore Federico II elevò a farmacopea ufficiale in tutta Europa, anche se l’opera fondamentale della botanica medicinale medioevale resta il “De Medicinis simplicibus” attribuita al maestro salernitano Matteo Plateario, detta anche “Circa instans”. L’“Antidotarium” è la più importante opera di botanica medicinale del Medioevo. La versione più nota dell'opera è il rifacimento in francese ad opera di Robinet Testard (fine XV sec.) commissionato dal Conte Carlo di Angluema, oggi custodito a San Pietroburgo nella Biblioteca Nazionale Russa, che ha arricchito l'antico testo del botanico salernitano con  illustrazioni di singolare bellezza e annotazioni scientifiche addizionali sui contenuti originali. Il maestro salernitano contribuì quindi ad una maggiore conoscenza delle piante sconosciute, individuando inoltre per ciascuna di esse origine geografica e varietà ed indicandone il nome greco, latino e talvolta anche volgare.

Sono da ricordare anche i maestri Giovanni da Procida, Isidoro, Salvatore Calenda, Giovanni Plateario e Benvenuto Grafeo. Quest’ultimo (XIII sec.) divenne famoso per aver scritto un trattato di oculistica “De arte probatissima oculorum” che, all’epoca, riscosse un grande successo ed ebbe una notevole diffusione sia in Italia che in Europa. L’opera circolava nel Medioevo in numerose copie e versioni, segno che era all'epoca molto popolare come riferimento scientifico. Il Grafeo era però considerato al tempo un praticante di basso rango, sebbene scrivesse in latino e fosse pratico delle categorie della fisiologia, della patologia e della farmacologia galenica. Il trattato, che si presenta con un tono didascalico, identifica le varie patologie degli occhi in maniera affascinante  dal punto di vista medico. In esso l’autore evita dispute scolastiche, suddividendo le patologie in cause, segni e cure, ma tale caratteristica è più una usanza del tempo che una preferenza personale. A lui, inoltre, si attribuisce addirittura la scoperta delle lenti.

Uno dei personaggi di maggiore rilievo della scuola medica salernitana fu anche Ruggero Frugardo, fondatore della branca chirurgica della Scuola. Un suo discepolo, Guido D’Arezzo, formulò il trattato di chirurgia “Chirurgia Magistri Rogerii”, La sua opera, che costituisce il testo ufficiale della chirurgia dei secoli XIII-XV è il primo documento della chirurgia italiana. A testimonianza della totale apertura ed originalità della scuola, emersero poi le figure delle famose "medichesse" come Trotula de Ruggiero, ostetrica e levatrice vissuta nella metà dell’XI secolo, che scrisse il “De Mulierum Passionibus in, ante e post partum” e un trattato sulla cosmesi "De ornatu mulierum". La prima opera, nota anche come "Trotula Maior", è pervenuta ai nostri giorni grazie e manoscritti contenenti anche altri trattati della "medichessa" salernitana. È la sua opera più importante, nonché un manuale di ostetricia, ginecologia e puericultura, il primo trattato sistematico di ginecologia attribuibile ad una donna, in cui i rimedi e le prescrizioni, talvolta molto semplici o semplicistici, riguardavano le malattie delle donne ed aspetti prettamente femminili come il ciclo mestruale, la gravidanza, il parto e relativi rischi e complicanze, i disturbi fisiologici, le malattie a carico dell'utero, l'isteria. Conteneva altresì consigli e suggerimenti per malesseri degli uomini, quali il vomito, le malattie cutanee e i morsi di serpente.  La trattazione risulta straordinaria anche perché, per la prima volta, un medico parla esplicitamente di argomenti sessuali, senza coinvolgervi nessun accento moralistico. Accanto all'elaborazione teorica delle esperienze, nel testo si trovano numerosi esempi pratici. Poiché inoltre Trotula conosceva gli insegnamenti di Ippocrate di Kos (460-377 a.C.) e di Claudio Galeno (129-200 d.C.), vi faceva spesso riferimento nelle sue diagnosi e nei suoi trattamenti, rifacendosi ad una antica concezione della natura che legava le caratteristiche della persona all'intero cosmo. Nel XIII secolo le idee e i trattamenti di Trotula erano conosciuti in tutta l'Europa e facevano già parte della tradizione popolare. I suoi scritti vennero utilizzati fino al XVI secolo come testi classici presso le scuole di medicina più rinomate. Il Trotula Maior, in particolare, venne trascritto più volte nel corso del tempo subendo numerose modificazioni, inoltre, come altri testi scritti da una donna, venne impropriamente attribuito ad autori di sesso maschile: ad un anonimo, al marito o ad un fantomatico medico "Trottus". La sua esistenza fu però recuperata, con gli studi di fine Ottocento, dagli storici italiani per i quali l'autorità di Trotula e l'autenticità delle Mulieres Salernitanae sono sempre state incontestabili.

Altre donne medico della scuola di Salerno furono Abella Salernitana, Rebecca Guarna, Maria Incarnata e Costanzella Calenda.

La gente veniva alla “Schola Salerni” da ogni parte della Terra, gli ammalati in cerca di cura e gli studenti per apprendere l’arte medica, la sua fama, il suo prestigio e la sua autorevolezza oltrepassarono i confini, come testimoniato dai numerosi manoscritti salernitani ritrovati in svariate biblioteche europee, e da fonti storiche.

La scuola disponeva inoltre dell'orto botanico più antico d'Europa, i Giardini della Minerva, alle pendici del colle Bonadies. Qui veniva svolta una vera e propria attività didattica per mostrare agli allievi della Scuola Medica le piante con il loro nome e le loro caratteristiche. Vi si coltivavano e raccoglievano i cosiddetti "semplici", ovvero i vegetali a scopo terapeutico. La particolare tipologia di disegno e uso della vegetazione è stata poi ripresa anche nei successivi orti botanici di Padova, Pisa, Firenze, Pavia e Bologna, dove anche qui fu determinante, per lo studio dei semplici, il già citato “De medicinis simplicibus” di Matteo Plateario, nel quale vengono esposte le erbe a scopo terapeutico.

 

a cura di Paolo Cavallo


Bibliografia

 

Paolo Cavallo, Maria Chiara Proto, Cataldo Patruno, Antonio Del Sorbo and Maurizio Bifulco.

THE FIRST COSMETIC TREATISE OF HISTORY. A FEMALE POINT OF VIEW.

Int J Cosmet Sci. 2008 Apr;30(2):79-86.

 

M. Bifulco & P. Cavallo.

THYROIDOLOGY IN THE MEDIEVAL MEDICAL SCHOOL OF SALERNO

Thyroid Jan 2007, Vol. 17, No. 1: 39-40

 

 

 

Vedi anche

 

La scuola medica salernitana

fonte Wikipedia

 

Fondazione Scuola Medica Salernitana

sito ufficiale

 

Storia delle Università

fonte Wikipedia

 


Menù

 

Gli insegnamenti principali:

Anatomia
Chirurgia
Farmacia
Erboristeria
Ostetricia
Oftalmoiatria
Cosmesi

I trattati maggiori:

Regimen Sanitatis Salernitanum
Passionarius
Antidotarium Nicolai
De medicinis simplicibus
De probatissima arte oculorum
De passionibus mulierum curandarum
De ornatu mulierum

I personaggi di spicco:

Trotula de' Ruggiero, la medichessa di spicco della Schola

Garioponto, il medico Longobardo

Alfano I, l'Arcivescovo Benedettino

Nicolò Salernitano, il farmacista

Matteo Plateario, il botannico

Benvenuto Grafeo, l'oculista

Ruggero Frugardo, il chirurgo


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